-Mamma,posso vedere gli Elfi?


-Certo che puoi vederli,cara, quando vuoi...basta che ti inoltri nei boschi...


-Ma...io ci sono stata nei boschi,e non li ho mai visti!


-E allora ascoltami...
entra nei boschi con la fantasia,e non dimenticarti il rispetto...
Cancella dal tuo cuore la cattiveria,l'arroganza e la supponenza...e non solo potrai vederli, ma anche ascoltarli!

Il Cinghiale presso i Celti

Categoria: animali e piante


Il Cinghiale nella cultura Celtica

Il cinghiale, tra i Celti, era considerato un animale degno di molti onori, come il gatto per gli Egizi o la mucca in India. Il cinghiale  compariva frequentemente sulle insegne militari galliche in quanto incarnava l’audacia, la forza vitale prorompente, la tenacia e l’eroismo. Il Camyx (corno da battaglia) della Scozia e del Galles riportava la figura della testa di un cinghiale, e anche gli elmetti e gli scudi spesso recavano questa immagine. Nella mitologia celtica, a onor del vero, il cinghiale  era più legato al mondo della religione che a quello guerriero: esso infatti rappresentava la classe sacerdotale e viveva, proprio come la figura del druido, in stretto rapporto con la foresta. Inoltre, il cinghiale rappresentava anche la forza primitiva che, uscita dall’oscurità della selva, si scagliava in avanti per solcare la terra, e poiché la selva e i boschi per i Celti erano sacri e popolate da sacre querce, anche il cinghiale, che viveva ai loro piedi e se ne nutriva, diventava l’espressione della forza divina allo stato selvaggio. Il cinghiale per i Celti era il cibo sacrificale per la festa di Samain: cibarsi ritualmente delle sue carni  in occasione della festa del primo dell’anno,infatti, equivaleva ad assorbirne la potenza divina mediante il nutrimento sacrificale. Questo animale è stato spesso ricreato in pietra ed in bronzo nella forma di cinghiale votivo, essendo consacrato a Lugh, divinità guardiana degli inferi e portatrice di luce.Il padre stesso del dio Lugh, Cian, aveva il potere di trasformarsi in cinghiale per meglio riuscire a sottrarsi ai pericoli.Anche Ceridwin, dea dell'ispirazione, era rappresentata dal cinghiale: la vecchia dea assumeva spesso quelle sembianze per avvicinare la gente. Dell’antica festa di Lugh del Fuoco Nascente e del Cinghiale oggi è rimasta traccia in una festività che ricorre il 17 gennaio, ovvero Sant’Antonio Abate (vissuto in Egitto tra il 250 e il 356): l’ennesimo risultato di sincretismo da parte della Chiesa, che ha sovrapposto la storia del Santo a quella preesistente di Lugh. Nella leggenda a cui ci si riferisce, il cinghiale è stato sostituito da un maialino dotato di un campanellino che segue Sant’Antonio nel suo viaggio verso gli Inferi, alla ricerca del fuoco di cui gli uomini erano rimasti sprovvisti. I diavoli però, spaventati dal suo santo potere, non lo lasciarono entrare. Al contrario il maialino riuscì ad intrufolarsi e cominciò a creare un disordine ed uno scompiglio tale da convincere le creature infernali a far entrare il santo, a condizione che si riprendesse la bestiolina pestifera. Da notare il campanellino, che secondo il simbolismo celtico, riporta al concetto di vita e di morte, rappresentando infatti la campana l’utero della Dea Madre, di cui Lugh era figlio. Il cinghiale era inoltre l’animale araldico di Merlino, così come l’orso lo era di Artù. Forse anche in relazione all' importanza che questo animale rivestiva nella religione celtica, il Cristianesimo lo indico' come una rappresentazione del maligno: creatura del mondo selvaggio, impetuoso, assimilabile alla foga delle passioni, devastatore delle colture.


 

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La nascita degli Elfi

Categoria: elfi e fiabe


Gli Elfi

Un giorno il buon Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e chiese ospitalità. Venne accolto da una famiglia numerosa ma così povera da non avere di che vestire i figli. Padre e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la metà dei loro bambini. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. Naturalmente il buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: "Mia buona donna, mi hai davvero presentato tutti i tuoi figli?". "Certamente - mentì la donna sorridendo -Non sono forse abbastanza?". Dio si accontentò di questa risposta e si sedette a tavola per la cena. Notò che quella famiglia era molto pia: ringraziava il Signore per il cibo e, nonostante fosse appena sufficiente per loro, lo condivisero con lo straniero. Dio notò anche che tutti i bambini si misero in tasca un po' di pane secco da portare ai loro fratelli e sorelle nascosti. Il giorno seguente, prima di andarsene, Dio disse alla famiglia tanto ospitale: "Ciò che è stato nascosto a me verrà nascosto anche agli occhi degli estranei". Da quel momento, i bambini nudi diventarono invisibili; i genitori li percepivano e gli altri uomini potevano vederli soltanto quando lo desideravano i bimbi stessi. Dio diede ai bambini dei fiori, con i quali poterono vestirsi, e da allora non patirono più il freddo. Essendo invisibili, dovevano fare attenzione a non essere calpestati, e, per questo, Dio diede loro le ali, affinché potessero spiccare il volo in fretta al minimo pericolo. Quei bambini gli erano molto affezionati e Dio fece loro molti altri doni, che gli uomini comuni non possedevano. Potevano parlare con i fiori e gli animali, e trovavano sempre cibo per saziarsi e vivere in buona salute. I bambini invisibili crebbero ed ebbero dei figli, che a loro volta ebbero altri figli. Facevano del bene agli uomini senza farsi vedere, anche se talvolta si divertivano a far loro qualche scherzo. Vivevano nelle grotte, negli alberi, in riva ai fiumi; i più piccoli riuscivano persino ad abitare sulle corolle dei fiori. Gli uomini li battezzarono Elfi. Mentre gli uomini sfruttavano la terra, gli Elfi diventarono gli spiriti della natura e talvolta intervenivano per contrastare le azioni degli uomini irrispettosi dell'ambiente. Gli Elfi si manifestano di rado: non hanno molto spazio sulla terra per eseguire le loro danze e per celebrare i loro riti. Sono sempre in grado di vedere gli uomini; per contro, noi possiamo vedere gli Elfi soltanto quando loro lo desiderano....

(Fiaba Islandese)

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La leggenda del Brownie

Categoria: elfi e creature magiche


The Brownie

Nel folklore inglese e scozzese, i brownie o broonie (detti anche ùruisg o brùnaidh in lingua gaelica scozzese) sono creature fantastiche simili a elfi. L'aspetto esteriore dei brownie non è ben definito come per altre creature del folklore inglese e irlandese (per esempio i leprechaun). Sono talvolta descritti come ometti gioviali, dai lunghi capelli biondi, che indossano vestiti spesso trasandati (e in particolare una cuffietta blu) e hanno lunghi bastoni da passeggio. Altre rappresentazioni li ritraggono come piccoli e con orecchie a punta, e vestiti di marrone. In ogni caso, non tutte le persone sono in grado di vederli, ed è estremamente raro che un brownie interloquisca con un essere umano. Esistono differenti tipi di Brownie: quelli di pianura non hanno il naso, mentre quelli di montagna possono essere privi delle dita dei piedi e di quelle delle mani. La tradizione vuole che i brownie vivano nelle case degli esseri umani e, nottetempo e di nascosto, si occupino delle faccende domestiche in cambio di piccoli regali o di cibo. In molte dimore tradizionali inglesi al "brownie" di casa veniva riservata una sedia accanto al camino, talvolta addirittura un'intera stanza. Di notte sorvegliano le greggi e mietono il grano per gli uomini (saranno loro gli autori dei "cerchi"?);sono quindi ottimi giardinieri(pare che riescano a rendere fertile il terreno più arido),ma anche distillatori di whisky e fortissimi bevitori di birra! Come molti altri folletti, i brownie sono rappresentati come esseri dal carattere difficile, suscettibili, e propensi, se contrariati, a diventare vendicativi. In particolare, non apprezzano che si alluda a un "pagamento" per i loro servigi: il rapporto con i padroni di casa deve rimanere su un piano di disinteressata, reciproca cortesia. Secondo alcune fonti, detestano anche ricevere in dono abiti; amano invece formaggi e latticini (in particolare latte, panna e focacce spalmate col miele). C’è anche la variante femminile del Brownie, è la Bean-Tighe, una piccola donna minuscola e anziana con addosso degli abiti pesanti e fuori moda, ma con un viso gentile e molto amichevole. Governare fa parte di lei, del suo carattere; bada con serenità e gioia i bambini e i piccoli animali di casa. Si trova nelle case di campagna, accanto ad un caminetto, in cambio di quello che fa vuole solamente delle fragole fresche e dei dolcetti. Sebbene siano principalmente elfi domestici, i brownie si spingono anche nei luoghi aperti, in particolare allo scopo di tenere grandi assemblee, in cui parlano concitatamente, ad alta voce, spesso presso cascate e torrenti, cosicché le loro voci si sovrappongono e si confondono con il frastuono dell'acqua. È possibile che questo aspetto del mito riconduca a una derivazione della figura del brownie da più antichi "spiriti dei torrenti", oppure che queste due figure leggendarie, originariamente forse distinte, siano confluite in un secondo tempo.


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La leggenda dei Sempreverdi

Categoria: elfi e leggende


La leggenda dei Sempreverdi
 
Si avvicinava l'inverno e faceva molto freddo. Un uccellino, che aveva un'ala spezzata, non sapeva dove trovare rifugio.
"Forse gli alberi di quella foresta mi ripareranno durante l'inverno con le loro foglie" pensò il poverino. E a piccoli salti e brevi voli si portò faticosamente fino all'inizio del bosco. Il primo albero che incontrò fu una betulla dal manto d'argento.
- Graziosa betulla, - implorò l'uccellino - vuoi lasciarmi vivere tra le tue fronde fino all'arrivo della buona stagione?
- Ne ho abbastanza di custodire le mie foglie. Vattene da un'altra parte!' rispose la betulla.
L'uccellino saltò fino a una maestosa quercia.
- Grande quercia, - invocò - permetti che io resti al riparo del tuo fogliame finché il tempo è cattivo?'
- Se ti lasciassi tra le mie fronde, tu beccheresti tutte le mie ghiande. Vattene via di qua!' esclamò la quercia.
L'uccellino volò come meglio poté con la sua ala ferita, finché arrivò presso un bianco salice.
- Bel salice, mi ricevi sui tuoi rami durante la cattiva stagione?'
- No davvero! Io non alloggio mai degli sconosciuti!'.
Il povero piccolo non sapeva più a chi rivolgersi. Lo vide allora un abete e gli chiese:
- Dove vai, uccellino?
- Non lo so, - rispose - gli alberi non vogliono darmi rifugio e io non posso volare lontano con quest'ala spezzata.
- Vieni qui da me, poverino! - lo invitò il grande abete.
Una notte il vento del nord venne a giocare nella foresta. Sferzò le foglie col suo gelido soffio e ogni foglia toccata cadde a terra mulinando.
- Posso divertirmi con tutti gli alberi? - domandò a suo padre, il re dei venti.
- No, - rispose il re. - Quelli che sono stati buoni con i piccoli uccelli possono conservare le loro foglie'.
Così il vento del nord dovette lasciare tranquillo l'abete, che conservò le sue foglie tutto l'inverno. E da allora è sempre avvenuto così.

(Leggenda nordica)

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Fiaba d'Autunno

Categoria: elfi e fiabe


Tanto tempo fa,sulla terra non vi erano troppe differenze tra le piante, se non quelle relative al tempo.Le piante che erano nate prima,e quindi più adulte, chiacchieravano tra di loro, e le nuove si guardavano intorno incuriosite. La Novità, una particolare fata delle piante, già da tempo girava irrequieta tra la flora, senza riuscire a capire il perché di quel nervosismo. La fata percepiva che stavano cambiando le cose, e non sarebbe stata proprio lei a tirarsi indietro di fronte a quel cambiamento. Nei giorni seguenti, la forza del vento aumentò gradualmente, sempre di più. Tanto aumentò che le piante più piccole, più delicate cercarono riparo tra quelle più adulte.Ci fu una grande migrazione,con le giovani piante che si divertivano da morire, rincorrendosi e girando intorno alle piante più adulte. A tutta quella festa alcune piante adulte reagirono bene, riscoprendosi anche loro "bambine" e partecipando alla gioia, altre, prima pian piano, poi sempre più manifestamente, cominciarono a dare segni di fastidio. Cominciò cosi' un'animata discussione sull'argomento, che portò le grandi piante a dividersi in due settori di opinione: quelle che amavano la gioia delle giovani piante e quelle che ne erano infastidite. Il vento,che ascoltava senza esser visto,comprese l'origine della contesa, e decise che occorreva far rinascere nelle ultime qualcosa che si era perduto. Soffiò con sempre maggiore forza, sino a creare nelle piante una sorta di sonnolenza, di dormiveglia, quello che in seguito sarà chiamato il letargo. Al risveglio,le piante sentirono,con la percezione propria di ognuna, che qualcosa in loro era cambiato. I giorni passavano, mentre il cambiamento prendeva piede, con grande gioia della nostra fatina, e diventava parte dell'esistenza; il clima divenne più fresco, infine più freddo, ed alcune piante,in particolare quelle che erano rimaste infastidite dalle grida delle piante più giovani, cominciarono a sentirsi vecchie, ad addormentarsi e perdere le foglie, mentre le altre rimanevano verdi, in virtù della loro propensione alla vita. Fu così che nacquero le piante che perdevano le foglie nel periodo freddo, per poi rinascere con i tepori di quella che verrà chiamata la primavera. In questo modo,quelle piante che, tutte prese da se stesse, avevano dimenticato la bellezza di tornare bambine, lo avrebbero ricordato in continuazione: ogni anno avrebbero ricoperto il terreno dei gioiosi colori del tempo, per poi riassaporare il vigore della gioventù con l'inizio della nuova stagione.



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Nell'accogliente ombra della foresta,

Il richiamo di un silenzio tranquillizzante,

accompagnato solo dalla luna piena.

L'ululato di un lupo notturno

e il sentiero
sotto ai miei piedi nudi...

Il Sentiero degli Elfi!

(Nightwish)

ℓєgєи∂ σf єℓνєиραтн

  Narra la leggenda
di Thingol Grigiomanto,un eroe elfico proveniente dalla città di Doriath.

Passò alla storia quando annientò la terribile strega Rea-Lity,con l'aiuto del fido Luhin,il suo magico arco.

La leggenda narra inoltre che il valoroso Elfo,al ritorno dalle sue celeberrime gesta,fondò la mitica "Elvenpath",una terra favolosa in cui si dice che le creature magiche vivano in armonia tra loro ed in simbiosi con la natura...

Pochi hanno potuto raccontare di averla vista,ma il nome di Elvenpath continuerà a vivere per sempre nel cuore di tutti coloro che mai smetteranno di credere alla forza dei propri sogni...

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єℓνєѕ ∂ιяє¢тσяу

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вυвσ ιℓ gυαя∂ιαиσ

Bubo the guardian

 
Attento straniero!

Nell'oscurità

il mio occhio vigila fiero!

Bada dunque!

Rispetta il bosco

e le sue creature,

se vuoi che

le tue ricerche qui'

siano men dure!


In fede:

вυвσ ιℓ gυαя∂ιαиσ

αℓвυм νιѕιтαтσяι

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∂ιяє¢тσяу вαииєя



¢яє∂σ мєzzєℓfι¢σ

  Credo che
tutta la
natura sia popolata di esseri invisibili,
alcuni dei quali sono brutti e grotteschi, altri malvagi
e sciocchi,
molti di essi belli,ben
al di sopra di
qualunque bellezza abbiamo mai veduto!
E che quelli belli,non siano troppo distanti quando passeggiam per luoghi ameni,
imperturbati

(W.B.Yeats)

ι νσѕтяι яєgαℓι

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αяяινє∂єя¢ι!

Goodbye!

υѕ¢ιтα

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