
Categoria: creature e popoli magici

I Leprechaun sono considerati parte del "popolo delle fate" (Tuatha Dé Danann) e la tradizione vuole che abitassero l'Irlanda prima dell'arrivo dei Celti.Ci sono diverse teorie sull'etimologia del nome.Una delle maggiormente accreditate dice che deriva dal gaelico moderno, dove la parola leipreachán significa "piccolo spirito", a sua volta derivato da luchorpán, cioè "spiritello acquatico".Un'alternativa (data dall'Oxford English Dictionary) lo fa derivare da leath bhrógan, cioè "ciabattino", perché queste creature sono spesso rappresentate nell'atto di riparare scarpe e sono considerate i "calzolai fatati" d'Irlanda.Nell'iconografia classica viene rappresentato come un piccolo uomo alto meno di un metro, con una giacca a falde color verde smeraldo, che indossa un cappello a tricorno detto"Tam o'shanter", un grembiule da lavoro in pelle, un panciotto di lana, pantaloni alla zuava, calze al ginocchio, scarpe di pelle con fibbie d'argento e redingote. Ha la barba, fuma la pipa e porta a tracolla una borsa, contenente un unico scellino che ricompare subito dopo essere stato speso!Sono spesso dipinti come creature innocue e schive, che vivono in solitudine in località sperdute, e il cui passatempo è costruire scarpe per il popolo delle fate e per se stessi.Tra le credenze più diffuse c'è quella secondo cui, come gli gnomi, siano estremamente ricchi e che siano soliti occultare tesori in località nascoste, rivelate solo a coloro che riusciranno a catturare e interrogare il leprechaun con domande specifiche.In genere,il Leprechaun lo s'incontra appena prima dell'alba o poco dopo il crepuscolo. Quando gli umani lo sorprendono in un luogo deserto, lo tormentano per convincerlo a cedere loro la sua borsa di monete d'oro o a condurli a un giacimento d'oro. Ma con l'astuzia e con l'inganno, solitamente è il Leprechaun a farsi beffe dei suoi rapitori e a fuggire.Il solo modo per intrappolare un Leprechaun è fissarlo senza mai distogliere lo sguardo. Molti racconti narrano della sua abilità di imitare le voci delle persone care a chi lo ha catturato, per distrarlo e mettersi in salvo.Molte sono le storie di eroi umani superati in arguzia da queste creature.Una nota leggenda sugli gnomi racconta di un uomo (talvolta di una donna) che sorprese un Leprechaun mentre lavorava ad una calzatura e,catturandolo, decise di non liberarlo finché non lo avesse portato dove teneva l'oro. Il prigioniero accompagnò l'uomo a un antico fortino circolare e gli mostrò una grande erba di San Giacomo,dicendogli: "Scava qui sotto domattina e troverai una miniera d'oro".Ma si sa,i Leprechaun sono dispettosi per natura,e così aggiunse: "Aspetta,meglio lasciarci un segno. Prendi la mia giarrettiera e annodala attorno all'erba di San Giacomo,così domani saprai dove scavare." Il tipo seguì ingenuamente le sue istruzioni lasciandolo andare. Quando la mattina dopo tornò sul posto, trovò un'amara sorpresa: ad ogni erba di San Giacomo del campo c'era una giarrettiera rossa annodata; migliaia di giarrettiere della stessa misura e dello stesso colore.Un'altra leggenda racconta che il Leprechaun nasconda il suo oro alla fine dell'arcobaleno:da quell'oro infatti l'arcobaleno prenderebbe l'energia necessaria per creare i suoi colori.Per questo motivo si dice che se un uomo riuscisse a rubare tutta la pentola d'oro, si vedrebbero giorni tristi nel mondo,perché rimarrebbe privo di colori....Almeno fino a quando un Leprechaun non troverebbe un'altra pentola piena d'oro!
Negli anni é anche diventato simbolo d'irlanda,assieme al trifoglio...



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Categoria: mitologia celtica



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Categoria: fiabe del bosco

Era una fredda notte d'inverno.Il vento scuoteva un po' le tende, quanto bastava per vedere...Erin se ne stava al calduccio, sotto le coperte,abbracciata al suo inseparabile orsacchiotto. Qualcuno guardava da là fuori, forse appeso alla finestra...Erin si sentiva osservata,nell'oscurità della sua stanza;percepiva piccoli passi avvicinarsi furtivamente al suo letto.Erin tremava...adesso il fievole calpestio era cessato...sentiva solo il battito impazzito del suo cuoricino rimbombare nel silenzio cupo della stanza....poi ancora quell'angosciante sensazione di essere osservata nell'oscurità,stavolta da più vicino."Chi sei?"gridò d'un tratto,con fiato strozzato,ma non udi' risposte nè rumori in quel silenzio agghiacciante.Si fece coraggio e affacciò la sua testolina dalle coperte:Un piccolo volto deforme la stava fissando!I suoi occhi rilucevano come rubini nella notte e sulla spalla portava un piccolo sacco.Nonostante il primo spaventoso impatto,la bimba avverti' una certa dolcezza in quel bizzarro essere –"Cosa porti in quella sacca?"chiese, e il folletto rispose:"Qui' ho i tuoi sogni". Erin era piccola e non sapeva cosa dire.La stordiva anche il suo strano odore,quasi silvestre.Attese un attimo di troppo e lui se ne andò,sgaiattolando giù per la finestra. Erin passò sveglia tante notti, fissando quelle tende,invano; intanto cresceva e un giorno smise di aspettare il suo folletto.Divenne adulta e poi vecchia.Erin aveva la sensazione di aver rimosso qualcosa che sapeva,qualcosa del suo lontano passato;pensava spesso a quanti sogni aveva riposto nel cassetto,senza neanche lottare x essi..."Credo ormai sia troppo tardi ", si ripeteva,mentre un barlume di ricordo tornava nella sua mente e l'assillava.Era una fredda notte d'inverno. Il vento scuoteva un po' le tende,quanto bastava per vedere, "Sogni..."pensava la vecchia Erin,mentre il suo sguardo si tratteneva ancora, vago e malinconico,su quella finestra ...



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Categoria: leggende e tradizioni
Il vecchio castello di Dunvegan, nell’isola di Skye, è bagnato su tre lati da un mare freddo e grigio. Per centinaia di anni è stato la dimora dei Capitani del Clan MacLeod e del loro bene più prezioso: una striscia di seta color giallo pallido, la Bandiera Fatata, che appartiene al Clan dalla lontana notte in cui nacque un piccolo capitano dei MacLeod. Quella notte tutta l’isola era pervasa dalla più grande gioia e sulle colline vennero accesi cosi'tanti falò che gli abitanti delle isole vicine credettero che l’isola si fosse incendiata! Nel castello l’intero Clan si era riunito per festeggiare e in ogni stanza si poteva incontrare gente festante e danzante,tranne che in una piccola torretta in cima ad un’alta scala, dove la balia Morag tentava di far addormentare il piccolo erede, dondolando avanti e indietro la culla di legno. Una giovane dama inviata dalla madre entrò a vedere se il neonato dormiva e, osservando il suo placido sonno, disse a Morag: “Sei l’unica che ancora non ha potuto festeggiare la nascita dell’erede! Non vedi? Dorme! Mi offro io di vegliarlo, mentre scendi un po’ a divertirti anche tu!”. La vecchia Morag esitava, ma infine si lasciò convincere, pregando la dama di chiamarla se il bambino si fosse svegliato. Questa si sedette ed iniziò a dondolare la culla, ma non si accorse che pian piano lo scialle che Morag vi aveva deposto sopra scivolava per terra. Il bambino cominciò a piangere, sempre più forte, senza che la giovane riuscisse a calmarlo, mentre cercava di chiamare Morag, ma la musica era troppo forte e infine, depostolo nella culla, la dama scese a cercare la bambinaia. Il pianto era ormai disperato quando una dolce nenia cominciò a diffondersi nell’aria e mani fatate avvolsero il piccino al riparo dal vento freddo…Così lo trovò Morag, addormentato tra le braccia della Regina delle Fate che, vedendo l’espressione allarmata della donna: “Ferma Morag!” esclamò “la stoffa che lo avvolge non gli farà del male! E’ più calda di qualsiasi coperta e inoltre lo proteggerà da ogni pericolo. Salverà l’erede dei MacLeod nel momento di maggior pericolo,se sarà fatta sventolare sulle mura del castello, ma attenta! Potrà essere utilizzata solo tre volte, poi le fate la reclameranno! Ricorda Morag, tre volte!”. Molti anni dopo, nel XV secolo, il castello di Dunvegan venne assalito da feroci guerrieri che avevano invaso Skye dalle isole vicine; i MacLeod furono decimati e ormai erano prossimi alla sconfitta. All’ultimo momento, il loro capitano si ricordò della leggenda e appena la Bandiera sventolò sui bastioni, un esercito di soldati-ombra si materializzò sbaragliando i nemici . Lasciando i MacLeod vittoriosi sul campo, i guerrieri si dissolsero nell’aria. Lo stesso episodio si verificò circa cento anni dopo. La Bandiera è stata così issata due volte e ancora per una può spiegare il suo potere: si dice che essa sia tuttora nascosta nel castello di Dunvegan, mentre le fate aspettano di tornare a reclamarla.



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Categoria: mitologia celtica

Cernunnos era un antico dio celtico dalle corna di cervo.Il centro del suo culto si stendeva probabilmente nella Gallia orientale, a nord del Giura, in un'ampia fascia compresa tra la Senna e il Reno, fino ai confini della Gallia Belgica. Troviamo, in tutta quest'area, molte figurazioni monumentali di questo Dio Cervo.La figurazione più raffinata si trova sul Calderone di Gundestrup (I secolo a.C.), oggi custodito al Nationalmuseet di Copenhagen. Qui il Dio Cervo appare a gambe incrociate,porta un torques(antico collare d'oro o di bronzo)al collo e ne tiene un secondo nella mano destra. Nella sinistra tiene stretto un serpente. Tutti i monumenti sono anonimi, tranne uno. È il cosiddetto"Pilastro dei Naviganti di Parigi", trovato sotto il coro della cattedrale di Nôtre-Dame nel 1711. Qui, in uno dei riquadri, ritroviamo il Dio Cervo vestito con una tunica e un torques al collo.Il nome, scritto in cima alla figura, è mutilo nella parte iniziale. Si legge soltanto:"...ERNVNNOS".Fin dall'anno della scoperta fu proposta la lettura "Cernunnos". Questa parola richiamava il latino cornu ["corno"] e l'aspetto del dio suggeriva l'accostamento.Da allora la maggior parte degli studiosi si è pronunciata a favore di questa interpretazione. L'invasione romana della Gallia, e quindi, con l'introduzione del Cristianesimo, la fine della cultura celtica, provocò la perdita di quasi tutto il patrimonio tradizionale dei Galli. I miti celtici scomparvero quasi del tutto, e solo poche figure sopravvissero nel folklore posteriore, ormai irrimediabilmente trasformate e travisate.Si può pensare a un culto del Dio Cervo, legato probabilmente alle feste della fertilità di Beltaine (1° maggio), che sia sopravvissuto, distorto e travisato, nei sabba delle streghe medievali.Com'è agevole notare in tutte le raffigurazioni del Dio, c'è un forte legame con il cervo e questo è confermato dall'adozione delle corna ramificate e, a volte, degli zoccoli e delle orecchie di questo animale. Un altro animale che spesso affianca Cernunnos è il serpente, spesso con corna d'ariete. Il cervo è un animale dei boschi, veloce e sessualmente aggressivo,mentre il serpente era simbolo di rinnovamento e di rigenerazione. In molte raffigurazioni Cernunnos appare con le vesti del dio dell'abbondanza e della fertilità, con frutta, cornucopie, scodelle piene di soldi o di grano. Infine,Cernunnos era soprattutto signore degli animali. Oltre al cervo e al serpente, egli è spesso ritratto in compagnia di animali diversi, selvaggi e domestici, ad esaltazione del suo simbolismo di dio della natura selvaggia e di quella domata.



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